Ice Bucket

#IceBucketChallenge : social aiuto o polemica?

In questi giorni si parla spesso di Ice Bucket Challenge e oramai tutti sanno cos’è. Per farla in breve, è una prova nella quale bisogna vuotarsi un secchio di acqua e ghiaccio in testa oppure effettuare una donazione per la SLA (sclerosi laterale amiotrofica). A seguito della prova, è necessario nominare altre persone per sfidarle, creando una moderna Catena di Sant’Antonio per raggiungere più utenti possibili. La donazione invece viene fatta sul sito di AISLA.

Ice Bucket Challenge

Ice Bucket Challenge

Tutto così facile e lineare? Assolutamente no. Quando crei un evento di questo genere, il mondo si schiera, e c’è sempre chi è contro per partito preso. Diciamocelo, in questi tempi moderni, essere contro fa figo.

Iniziano le polemiche sul fatto che ‘è estate e una secchiata di acqua fredda in testa non è una sfida’; che ‘bisogna fare le donazioni invece che questi giochi su internet’; che ‘è solo una trovata pubblicitaria per i famosi e per il loro personal branding’; che ‘è stata scelta la SLA perché avrà una sponsorizzazione maggiore rispetto all’HIV, la malaria, ecc.’; che ‘si spreca l’acqua per un gioco mentre in Africa si muore ancora di disidratazione per mancanza d’acqua’. Punti di vista. Li analizziamo insieme guardando a questa attività specifica?

Versarsi un secchio di acqua in testa non è una grande sfida, effettivamente, nonostante sia stata l’estate più fredda degli ultimi tempi con piogge e disastri vari. Diciamo che è stato scelto un modo simpatico per proporre una riflessione su una questione molto seria come la SLA, o #ALS come sarebbe in inglese. Chi di voi ha guardato e sorriso sui video di alcuni famosi, più o meno simpatici, vedi il video di Valentino Rossi, e più o meno sexy, come quello di Belen?

Bisogna fare le donazioni. Sono d’accordissimo e chi è critico su quest’aspetto, dovrebbe tuttavia guardare alcuni dati che sono stati messi a disposizione: dall’inizio dell’#icebucketchallenge si è passati da 12 milioni di dollari, di donazioni in America, a 42 milioni di dollari. In Italia, sempre dopo la presentazione della sfida, si è arrivati a 250.000€ (dati pubblicati su facebook da AISLA). Sono molti o sono pochi? Non ho i dati per poter giudicare, sicuramente sono donazioni che non sarebbero mai avvenute se non ci fossero stati i social media a divulgare questi video.

E’ una trovata pubblicitaria per farsi conoscere e aumentare i fans. E’ sicuramente un rischio grosso e che, chi lo avesse visto veramente da questa prospettiva, è da considerare per quello che dimostra. Ognuno dona quello che può, non c’è un minimo e non c’è un massimo, ma tutti possono essere d’aiuto. Il problema, in questo caso, è pensare sempre che ‘a noi, o a chi ci sta vicino, non accadrà mai e non ne avremo bisogno’, nella speranza, con tutto me stesso, che sia così per tutti, se dovesse capitare, sarà tardi per fare la donazione per la ricerca.

La SLA è stata scelta, a mio semplice parere, in quanto è venuta per prima a loro questa idea, che poteva tranquillamente finire in un buco nell’acqua. E’ iniziato da uno sportivo e, tristemente, il mondo dello sport mette i campioni in prima pagina per anni e poi li rimette quando sono affetti da questa malattia. Tanti casi anche in Italia e tanti che non passano nemmeno per la televisione o per un telegiornale. Poteva essere una qualsiasi altra problematica ad adottare quest’opportunità di visibilità.

Io ho partecipato, grazie a SQcuola di Blog, al progetto #unimmagineperFilippo avviata su Twitter, che non chiedeva soldi, ma solo un’immagine da inserire nel profilo di un ragazzo non vedente che voleva fare il blogger. Si capiva già quale forza possano avere questi mezzi di comunicazione: non solo a uso personale e di ‘perdita di tempo’, ma possono sviluppare progetti concreti e ottenere risultati altrettanto concreti, se utilizzati con della consapevolezza.

In Africa si muore per mancanza d’acqua mentre qui si spreca. Partendo da una semplice riflessione: è incredibile come nel 2014, ancora, ci sia il problema dell’acqua in Africa, si può girarla verso chi fa questa osservazione: voi che esprimete questa corretta considerazione, durante il resto delle vostre giornate, chiudete l’acqua del rubinetto quando vi lavate i denti? Chiudete l’acqua della doccia quando vi state insaponando? Sicuramente non farete i gavettoni o utilizzerete le pistole d’acqua tra di voi e nemmeno le farete usare ai vostri figli, giusto? Suppongo. Tutti i giorni dobbiamo guardare bene a quello che facciamo e nessuno di noi, credo, riesce a essere perfetto in tutto perché è questione di cultura e abitudini, che troppo spesso non abbiamo.

OSSERVAZIONE FINALE

Idea geniale oppure no, si sono potuti raccogliere fondi per la SLA che altrimenti non sarebbero mai stati raccolti. E’ stato di una portata tale questo evento che, se ieri chiedevi cos’era la SLA in pochi la conoscevano. Oggi, tanti sono andati a vedere cos’è e tanti, ne sono certo, hanno effettuato donazioni senza nemmeno farsi versare il secchio d’acqua in testa.

I social network non sono solo mezzi utilizzati da ‘mio cuggggino’ per sviluppare un brand di un’azienda facendo ‘cose a caso’, ma hanno un potenziale tale che dev’essere valorizzato e studiato ogni volta che vengono presi in considerazione nuovi progetti. Smettiamola di criticare a testa bassa e valorizziamo chi ha idee valide che possono essere anche d’aiuto e far fruttare nuovi progetti. Rilassiamoci e, almeno stavolta, facciamo la donazione. Voi che ne pensate? Come si potrebbe sviluppare questa sfida?

Ice Bucket Challenge

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